Sant’Agata a Catania, tra storia e folklore

Sant’Agata a Catania, tra storia e folklore

Tra devozione e folklore. La festa di Sant’Agata, patrona di Catania, è una delle feste patronali più importanti al mondo che dura ben tre giorni, dal 3 al 5 febbraio 2018. In questi tre giorni la città dimentica ogni cosa per concentrarsi sulla festa, che attira ogni anno sino a un milione di persone, tra devoti e curiosi.
Il primo giorno è riservato all’offerta delle candele: una suggestiva usanza popolare vuole che i ceri donati siano alti o pesanti quanto la persona che chiede la protezione. In seguito due carrozze settecentesche, che un tempo appartenevano al senato che governava la città, e undici “candelore”, grossi ceri rappresentativi dei mestieri, vengono portate in corteo. Questa prima giornata di festa si conclude con un grandioso spettacolo di giochi pirotecnici in piazza Duomo; questi fuochi artificiali durante la festa di Sant’Agata, oltre a esprimere la grande gioia dei fedeli, assumono un significato particolare perché ricordano che la patrona, martirizzata sulla brace, vigila sempre sul fuoco dell’Etna e di tutti gli incendi.

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La processione di Sant’Agata a Catania [Photo credit Leandro’s World Tour]

Il 4 febbraio è il giorno più emozionante, perché segna il primo incontro della città con la Santa Patrona. Già dalle prime ore dell’alba le strade si popolano di persone: sono devoti che indossano il tradizionale “sacco”, un berretto di velluto nero, guanti bianchi e sventolano un fazzoletto anch’esso bianco. Tre differenti chiavi, ognuna custodita da una persona diversa, sono necessarie per aprire il cancello di ferro che protegge le reliquie della Santa in cattedrale. Quando la terza chiave toglie l’ultima mandata al cancello della cameretta in cui è custodito il Busto, il viso sorridente e sereno di Sant’Agata si affaccia dalla cameretta nel crescente tripudio dei fedeli impazienti di rivederla. Luccicante di oro e di gemme preziose, il busto di Sant’Agata viene issato sul fercolo d’argento rinascimentale, foderato di velluto rosso, il colore del sangue del martirio. Prima di lasciare la cattedrale per la tradizionale processione lungo le vie della città, Catania dà il benvenuto alla sua patrona con la solenne “Messa dell’Aurora“. Pertanto successivamente, il prezioso scrigno con le reliquie viene portato in processione per la città, nel fragore dei partecipanti in festa. Il “giro” per le strade di Catania dura tutto l’intero giorno; il fercolo ripercorre le vicissitudini della Santa all’interno della città: dal Duomo ai luoghi del martirio, fino alla marina e alla colonna della peste, dove Agata compì il miracolo di proteggere la città siciliana dall’epidemia.

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Festa di Sant’Agata, Catania

Il 5 febbraio, i garofani rossi sul fercolo del giorno precedente (simboleggianti il martirio) vengono sostituiti da quelli bianchi (che rappresentano la purezza). AI tramonto ha inizio la seconda parte della processione che si snoda per le vie del centro di Catania. Il momento più atteso è il passaggio per la via di San Giuliano, che per la pendenza è il punto più pericoloso di tutta la processione: bisogna sapere che il fercolo, contenente anche il busto e lo scrigno, arriva a pesare fino a circa 30 quintali. Esso rappresenta una prova di coraggio per i “cittadini”, ma è interpretato anche, a seconda di come viene superato l’”ostacolo”, come un segno celeste di buono o cattivo auspicio per l’intero anno.
All’alba del giorno 6 febbraio, il fercolo con le reliquie giunge in via Crociferi: è il momento in cui la Santa saluta la città prima della conclusione dei festeggiamenti. Per tutta la notte, migliaia di cittadini in camice bianco sfidano il freddo della notte, gridando “Viva Sant’Agata”, in un momento denso di magia e spiritualità; a questo punto, si eleva il canto angelico delle monache di clausura. A notte fonda i fuochi artificiali segnano la chiusura dei festeggiamenti. Quando Catania riconsegna alla cameretta in cattedrale il reliquiario e lo scrigno, i volti dei cittadini sono segnati dalla stanchezza e la voce è ridotta a un filo sottile, ma la soddisfazione di aver portato in trionfo il corpo di sant’Agata per le vie della sua Catania riempie tutti di gioia e ripaga quelle fatiche.

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Minne di Sant’Agata

I DOLCI TRADIZIONALI
Non potevano mancare, in periodo di festa, i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Oltre alla famosa calia e simenza, presente in ogni festa a Catania, vengono realizzati per la ricorrenza alcuni dolciumi che hanno un riferimento a sant’Agata, come i “Cassateddi di Sant’Aita” e le “Olivette“.

Guarda il video dei festeggiamenti!

 

Immagine di copertina: credits Mau81