Maratona di New York: un’esperienza unica!

Il racconto di un collega sulla sua partecipazione alla Maratona più importante del mondo:

Domenica 7 novembre 2010, ore 3.45 del mattino…suona il telefono della camera dell’albergo, rispondo, ma dall’altra parte non c’è nessuno. Un lampo: è la sveglia automatica che con i suoi squilli mi dice che l’ora di prepararsi per il grande evento è arrivata. E’ da un giorno dell’agosto 2009 che nella mia mente mi ripeto: “Sai cosa?? Voglio andare a New York a fare la maratona l’anno prossimo”…
Tanti pensieri riaffiorano nella mie mente…le sveglie allucinanti alle 6 del mattino, con le vecchiette che a quell’ora già passeggiavano per la strada e mi guardavano come un alieno mentre correvo; la “mezza maratona di Firenze”, corsa sotto un incessante diluvio dal primo all’ultimo km; i racconti delle mie gesta ad amici e colleghi che probabilmente non vedevano l’ora che la finissi per lasciarli in pace…
Ma una maratona non l’avevo mai corsa in vita mia…pensavo di finirla sotto le 5 ore, 4 ore e 45 al massimo…l’importante però era finirla a tutti i costi!
E la prova della verità sarebbe giunta di lì a breve…

Alle 5 del mattino in punto ci viene a prendere l’autobus che ci avrebbe condotti al Ponte da Verrazzano, mitico start della New York City Marathon!
Esco dalla hall, un freddo siberiano ed un vento gelido mi accolgono appena messo il naso all’aperto. Ma non c’è una nuvola…probabilmente le condizioni ideali per correre. Le strade di New York sono quasi deserte, popolate solamente di autobus che conducono le oltre 45.000 persone al luogo della partenza.
Arrivo nei pressi del Ponte verso le 6… il sole sarebbe sorto di lì a poco. Una folla di persone è già assiepata in attesa della partenza. La cosa che mi ha fatto più impressione – chissà perché – erano le centinaia di bagni chimici presenti e le relative apocalittiche, ma ordinate, code per usarli…
Nell’attesa della partenza, trovo riparo dal freddo in un tendone…ma poi mi rialzo, cammino, mi risiedo, ricammino…l’attesa cominciava ormai a diventare spasmodica.
Verso le 9 convocano la prima “wave” (a New York si parte a scaglioni di circa 15.000 persone alla volta) per la partenza alle 9.40. Io so già di essere nelle terza wave (cioè l’ultima) riservata agli atleti “tecnicamente un po’ meno preparati”…
Alle 9.40 si sente lo sparo del via, tutti gli atleti famosi sono già lì che corrono… un boato generale scuote quegli attimi.
Alle 10.10 è il turno della seconda wave e di lì a poco..tocca a me!
L’emozione e la tensione salgono alle stelle. Nella coda scambio qualche chiacchiera con altri italiani…mi riconoscono come compatriota perché la maglietta UNA Hotel “Hospitality Made in Italy” creata per l’occasione, è inequivocabile… Sono tutti lì, come me, solo con la voglia di finirla e di poter dire: io ho corso la Maratona di New York!

Ore 10.40, terzo sparo. La corsa ha inizio. Dalla folla di gente che c’è, impiego oltre 7 minuti per arrivare all’esatto punto di partenza. Da lì start al cronometro e un “buona fortuna” agli altri amici italiani…
La vista dal Ponte pieno di gente che corre è fantastica e si sente solo il rumore dei piedi che accarezzano l’asfalto: al pubblico, alla partenza, è precluso infatti l’accesso. In lontananza appare Manhattan…
Inizia una scena lunga quasi 42 km e 195 metri: due ali di folla festante che ti incoraggiano, ti incitano e ti urlano; cartelli inneggianti a Kate, George, William, David, Bill, Jennifer etc…band sulla strada che sparano musica a tutto volume, bambini che ti danno il cinque…
Un’emozione indescrivibile….
Ogni tanto qualcuno esclama quando mi vede passare “Oh, Italy!!!!: la maglietta – ripeto – era difficilmente fraintendibile.
I km passano, la fatica con tutto quel fiume di gente che ti corre accanto e la folla che ti incoraggia non si sente nemmeno. Tengo, come un orologio svizzero, la media di 6 minuti a km per circa 2 ore, ma dopo 20 km, mi sembra d’averne fatti solo 2!
L’organizzazione è perfetta con i rifornimenti ad ogni miglio e con il tempo splendido, il freddo neanche si sente…
Decido di accelerare. L’atleta un po’ meno preparato, forse forse una piccola soddisfazione sul tempo se la può anche togliere; la folla intanto è sempre più numerosa, diranno alla fine 2 milioni di persone.
Al 32° km piccola crisi, comincio davvero ad essere stanco. Un pezzo di banana datomi da uno degli innumerevoli volontari ai rifornimenti ha il potere di farmi passare tutto. I km intanto diventano 38, traguardo mai raggiunto prima nemmeno in allenamento e con l’ingresso a Central Park, misteriosamente corro ancora più veloce!
“Non mi fermo, sono stanco ma non mi devo fermare” continuo a ripetere nella mia testa.
Ultimo km, non mi sembra vero; cominciano le transenne per delimitare il pubblico, che però urla sempre più forte… Vedo il traguardo, non ci posso credere… passo sotto la scritta finish e fermo il cronometro che durante la gara penso di aver controllato almeno un migliaio di volte: 4h 8m 43s, poi corretto ufficialmente con 4 secondi in meno.
Rimango piacevolmente allibito: oltre mezzora sotto le mie più rosee aspettative!
Tutte le fatiche ed i sacrifici, sono stati ricompensati e forse l’atleta non si è rivelato poi così scarso…
Ad ogni modo l’ho finita e tutto il resto non conta!

L’obiettivo era raggiunto e la medaglia conquistata!! Nella mia mente i ringraziamenti alle persone che mi sono state sempre vicine e che mi hanno supportato e soprattutto sopportato in questa impresa.
Avendo inoltre esportato nel mio piccolo, il nome della mia azienda nella città più famosa del mondo, non c’è che dire…correre la Maratona di New York è stata davvero UNA emozione unica!!

di Alberto Zanchi