Elena David Io viaggio da sola: il mio faro è stata la Thatcher

Elena David Io viaggio da sola: il mio faro è stata la Thatcher

Elena David AD UNA Hotels & ResortsMargaret Thatcher ripeteva sempre: “Non sono stata fortunata, tutto quello che ho ottenuto me lo sono meritato”. «La penso anch’io così».
Per Elena David, AD di UNA Hotels & Resorts, la fortuna è un concetto molto relativo: esiste il caso, certo, ma lei crede soprattutto nella determinazione. Che poi è il tratto del carattere che l’ha spinta in tutti gli affari della vita. Privati e professionali. Solo due volte, appunto, è stata presa – se così si può dire – in contropiede: quando è rimasta incinta dei suoi due bambini, un maschio e una femmina. In piena carriera. «Eppure i figli hanno coinciso con due avanzamenti. Penso di essere stata uno dei rari casi».
Fortunata, allora, quando invece per molte donne avviene l’esatto contrario? «Torno alla frase della Thatcher: quello che ho ottenuto me lo sono meritato. In realtà quando sono rimasta incinta la prima volta avevo promesso che sarei tornata subito in ufficio. E quando l’ho fatto mi hanno promossa a un altro incarico. Ho capito che avevo svolto un buon lavoro fino ad allora. Dopo la seconda gravidanza, a cinque anni di distanza, sono stata nominata invece direttore generale e membro del Cda».

Dagli Anni 90, da quando è stata assunta, è cambiato il ruolo delle donne nelle aziende? «Faccio parte di una generazione che non si è posta davvero il problema. Al liceo avevo come modelli Golda Meir, il premier israeliano, e Margaret Thatcher, il premier britannico. Per me già allora era tutto possibile, non era una questione di genere».
Sposata, originaria di Prato, Elena David guida una realtà che conta 31 strutture in tutta Italia, tremila camere in tutto. Vien da chiederle se ogni tanto si comporta come Margherita Buy che, nell’ultimo recente film “Io viaggio da sola” di Maria Sole Tognazzi, gira in incognito tra hotel di lusso per controllare che tutto sia a posto, al massimo livello. «Per me è difficile non farmi riconoscere nei nostri hotel», sorride. «Diciamo però che, per fortuna nostra, o sfortuna dei nostri collaboratori, nelle mie visite mi capita di assistere a qualche criticità. E la rilevo». E’ felice: ha appena ricevuto la mail di un dirigente di una società quotata in Borsa che si complimenta con il brand dopo aver soggiornato in una delle strutture. «Ecco, queste sono le soddisfazioni del mio lavoro.
Poi, sì, sono felice dei successi istituzionali come quando sono diventata presidente di Aica Confindustria o mi è stato assegnato il premio Mela d’oro dalla Fondazione Bellisario». Decisioni che non prenderebbe più? «I dolori non mancano mai nel mio lavoro». Elena David parla proprio di “dolori”. E spiega: «Da donna amo i sentimenti per quello che sono: ci fa male al cuore ogni piccolo errore o mancato riconoscimento».
Un suggerimento ai ventenni? «Prendo a prestito la frase di Steve Jobs, “Stay hungry, stay foolish”. Non tutti hanno talento e capacità. Ma determinazione e disponibilità possono fare molto».