A Prato riapre il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci – escursione da Firenze

A Prato riapre il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci – escursione da Firenze

Prato, non è solo terra di cantuccini alle mandorle e di industrie tessili, ma anche di arte e cultura. Chi ha fatto un salto recentemente in questa città a due passi da Firenze, non può non aver notato una sorta di “Navicella semi-spaziale” dorata che accoglie gli avventori subito all’uscita dell’autostrada, un’enorme struttura che presto sarà inaugurata come nuovo Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci.

Il museo fu costruito nel 1988 come primo centro interamente dedicato all’arte contemporanea in Italia, per volere dell’imprenditore Enrico Pecci, che lo donò alla città di Prato in onore del figlio Luigi, non soltanto come contenitore di opere ma con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’arte attraverso mostre temporanee, attività educative e di ricerca, eventi e intrattenimento. Negli anni, la sfortuna ha contraddistinto le sorti del Centro, che pur ospita opere di migliaia di artisti internazionali, come Jan Fabre, Sol LeWitt o Anish Kapoo, ma che le ha tenute per anni in magazzini per mancanza di spazi adeguati per esporle. Finalmente, i primi anni del 2000 si decise di ampliare e valorizzare la struttura: i lavori iniziarono nel 2006, prevedendo una nuova costruzione moderna che includesse quella già esistente, e il lavoro fu assegnato a Maurice Nio, originale e talentuoso architetto olandese.

Sensing the waves - Nuova ala progettata da Maurice Nio, dettaglio. Foto Ivan D'Alì

Sensing the waves – Nuova ala progettata da Maurice Nio, dettaglio. Foto Ivan D’Alì

Il nome voluto da Nio per la nuova struttura è “Sensing the Wave”, in quanto rappresenta una navicella spaziale sormontata da una grande antenna, in grado di captare le vibrazioni e le tendenze dei tempi moderni. Esteso oltre 10mila mq, il nuovo edificio circonda senza modificarla l’originaria costruzione realizzata da Italo Gamberini e, per rispettare il volere del suo fondatore, il Centro non sarà soltanto un museo, ma uno spazio polifunzionale dotato di biblioteca, teatro all’aperto, cinema, giardino, ristorante e pub. Il grand opening sarà il 16 ottobre con la mostra “La fine del Mondo”, curata dal nuovo direttore del centro Fabio Cavallucci con collaborazioni celebri, e fino al 19 marzo saranno esposte oltre 50 opere di Boccioni, Bjork, Duchamp, Warhol e altri. L’obiettivo del percorso espositivo è proiettare il pubblico a qualche migliaio di anni luce di distanza, così da poter osservare il nostro presente da lontano, come se fosse un reperto fossile, attraverso spazi e suoni, dando vita ad un’esperienza multisensoriale dove musica, teatro, cinema, architettura e danza saranno parte integrante della mostra.

Dopo aver trascorso un pomeriggio al Centro Pecci, si può approfittare dell’occasione per visitare il centro storico della città, anche questo ricco di bellezze artistico/culturali. Tra le attrazioni da non perdere, c’è Palazzo Pretorio, il museo principale della città, anche questo recentemente inaugurato completamente restaurato, che ospita opere di Donatello, Filippo e Filippino Lippi. Dal tetto del palazzo – aperto ogni fine settimana – si accede ad un belvedere da cui si può osservare un panorama da cartolina. Una volta in centro storico, ci sarà tempo per una visita a Piazza del Duomo, con la cattedrale di Santo Stefano internamente realizzata di marmo “serpentino”, arricchita dal Pulpito di Donatello – l’originale si può osservare al Museo dell’Opera del Duomo, adiacente alla chiesa – e per osservare Piazza Mercatale, una delle piazze medievali più estese d’Europa.

Duomo di Prato

Duomo di Prato

Il percorso continua verso il Museo del Tessuto, che raccoglie la storia della città in tessuti, adiacente alla nuova Biblioteca Lazzerini, un complesso moderno che accoglie oltre 120mila documenti tra libri e contenuti multimediali, e offre spazi polifunzionali, spesso teatro di eventi e manifestazioni. Non tutti lo sanno ma Prato è anche sede dell’unico castello Svevo del Centro Nord Italia, comunemente chiamato Castello dell’Imperatore – il nome originale era “Fortezza di San Barbara” – costruito a metà del 1200 e ancora splendidamente conservato.

Sul fronte gastronomico, non si possono perdere i sedani alla pratese, un piatto realizzato con sedani ripieni di sugo di carne, i cantuccini alla mandorla, biscotti secchi che da generazioni vengono venduti più o meno in tutti i fornai della città e le pesche di Prato, dolci ripieni di crema imbevuti nell’Alchermes.

 

Se vi trovate a Firenze e siete appassionati di arte contemporanea non potete perdere una visita al Museo Pecci.

 

[Immagine in evidenza: Sensing the waves – Nuova ala progettata da Maurice Nio. Foto Ivan D’Alì]